la fabbrica dei sogni

Vi si giunge come all’imbarco, ciascuno col suo bagaglio d’emozioni, qualche cruccio, una malinconia, molesti accidenti dell’umore dei quali la sorte non si fa mai avara, o talvolta un sorriso, strascico d’una gioia recente, che indugia sulle labbra e fa il cuore leggero, ma poi il buio rapisce sembianze e ci lascia soli con pensieri che già dissolvono nel crescendo della sigla, e dietro di noi un mozzo discreto ritira la passerella che ci portò a bordo, oramai le ancore sono levate, e gl’affanni di prima agitano inutili saluti dalla banchina, il nostro sguardo è all’orizzonte, oltre il telo di luce che inghiotte veloci fantasmi, e siamo nella tregenda d’accesi duelli, nel turbine di sabbia che il galoppo agita fra piani deserti, Semiramide ci offre labbra di passione, ma non temiamo la sua vendetta, battono i nostri palpiti un ritmo più lento del suo, e ne teniamo lo sguardo finché s’arrende a languidi abbandoni. Il mondo gira in sincrono a levigate passioni, una provvida sorte imbastisce coincidenze a favorire l’imprese, e il cuore s’allevia d’inutili zavorre e si scopre ardito, agile il passo, e la vita è un azzardo facile da tentare, mal che vada, c’è sempre un lieto fine. E gl’innamorati che si baciano al buio della sala? Quelli scrivono da sé la propria trama.

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