Un giro di valzer – di triana

 

Chagall

Una serata estiva, un bar pizzeria all’aperto con annessa balera e orchestrina di liscio.
Lei e lui hanno finito di mangiare e si godono qualche raro refolo di fresco sorseggiando uno spumantino. Più in là, sulla pista, volteggiano coppie di età disparata a ritmo di slow, mazurche, latinoamericani. Ed ecco che dopo un piccolo intervallo l’orchestrina attacca un valzer.
-Oddio, il valzer! Almeno un giro di valzer potresti anche farmelo fare.
– Lo sai che non ballo.
– Eddai ti prego, così come viene viene (lo tira per un braccio).
– Ma non sono capace, dai, balla tu!
– E con chi, da sola?
– Ti metti lì in mezzo e ti invitano subito. Ce ne sono un paio che non ti levano gli occhi di dosso.
– Ma guarda che sei un tipo! Io voglio farlo con te, scusa, è il nostro anniversario…
– Appunto, ti ho portato a cena fuori no?
– Sì, alla casa del popolo, sai che novità, ma guarda, mi sta bene, benissimo… solo che vedere in pista tutte quelle coppie e pensare che non posso avere il piacere di essere invitata da te, così, come gesto galante, solo perché sai che mi farebbe piacere… mi soprenderesti no? Sarebbe romantico.
– Ma vien via topino, sono rigido come un baccalà, ti pesterei i piedi.
– Vabbè, ti guido io, oppure lo balliamo come un lento, (fa la voce da gattino) solo per stare abbracciati in pista…
– Ma non ti abbraccio abbastanza a casa?
– Lo vedi che non capisci un tubo? Non è la stessa cosa!
– Ecco che arriviamo sempre lì, io non capisco un tubo, tu sei quella che capisce sempre tutto…. La devo fare controvoglia sta cosa? Via facciamola! (La tira per il braccio)
– No, così non mi va…
– E no, adesso balliamo, che poi non voglio musi!
– Che stronzo… ti pare che voglio farti fare un gesto carino nei miei confronti ‘ controvoglia’? Mica dev’essere un dovere!
– Ecco appunto, che di doveri ne ho già abbastanza.
– E infatti, chi ti dice che devi farlo per forza. Il problema è che non ti viene spontaneo! (Muso lungo. Si mette a sedere con le braccia incrociate)

– Okkei, mi sta venendo spontaneo, (faccia incazzatissima) guarda, muoio dalla voglia, balliamo!
-Noo!
– Adesso invece balli, se no vuol dire che vuoi rompere solo i coglioni!
– Vaffanculo! Balla con chi ti pare ma non con me.
– Bene, se lo dici tu -… Si allontana verso un tavolino con una signora sola. La invita. Li vede scendere insieme in pista. Lui sorride simpaticamente allargando le braccia- ecco, starà giustificandosi per non saper ballare il valzer- quindi la cinge in un lento a mattonella. Per pochi secondi. Il valzer sta per finire. Ne riattacca subito un altro. Senza separarsi continuano a ballare allacciati chiacchierando amabilmente per qualche interminabile minuto. Poi lui le bacia la mano e la riaccompagna al tavolino. Ritorna con l’espressione del ‘non ne abbiamo abbastanza? Si può far pace?’
-Dammi le chiavi di casa (lei con voce gelida)
-Si va via?
– Io vado via, da sola. Tu resta pure a divertirti.
– Ma che a divertirmi, dai, basta, piantiamola lì!
– Dammi le chiavi, ho detto!
– Ma dove vai da sola, di sera, che qui è mezza campagna…
– Le Chiaviii!!!!
Prende le chiavi e scappa via a passo di marcia, il vestito lungo che si impiglia nel cinturino dei sandali alti, il fresco della notte sulla schiena sudata protetta appena dallo scialle di seta. E pensare che si era fatta tutta bella. Per festeggiare l’anniversario alla casa del popolo con balera annessa. Tanto per fargli capire che non era importante dove. Che anche lì poteva essere una serata speciale. E giù per la discesa, ingoiando rabbia e lacrime, costeggiando il canale con le rive coltivate a cavoli, la strada è deserta, i passi rimbombano veloci, che stronzo, non ci si crede… e che stronza lei, complimenti, una perfetta masochista, brava sempre a rovinare tutto… avanti fino al cavalcavia, ancora una ventina di minuti per arrivare in paese, ancora lungo il canale… i passi rimbombano, ma ora raddoppiano, non sono solo i suoi, ora corrono, si avvicinano la raggiungono. Si volta ed è un abbraccio. Lui la tiene stretta, lei piange.
– O topino, ma dove volevi andare tutta sola!
– Mi hai fatto arrabbiare (tira su col naso)
– Mi hai provocato… sono una merdaccia?
– Sì, (broncio finto arrabbiato, voce arrendevole), una merdaccia.
– Ma anche tu sei un po’ una merdina?
– Tii (bacino, altro bacino)
– Si fa la pace per bene?
Annuisce (scoppia a piangere più forte)
– Perché noi ci si vuole bene vero?
– Tii (bacino, altro bacino)
– Come sei bellina…
– Anche così con tutto il trucco disfatto?
– Ancora più bellina!
– E quella?
– Ma vien via topino (ride bonario), ma se non mi ricordo nemmen s’era una donna.
– Eh eh (piange e ride. Si soffia il naso nel fazzoletto che lui le porge).
Senza staccarsi dall’abbraccio dondolano un po’.
– Via, si fa il valzer – fa lui.
– Però non pestarmi i piedi (bacino)
– E tu non smocciolarmi tutta la camicia (bacino) Guidami tu. Chi fa la musica?
– Si fa in silenzio. Ti dico solo nell’orecchio piano piano zùm pap-pa per darti il ritmo.
Eccoli abbracciati nella notte, nel piccolo borgo di case silenziose, danzare nella stradina che costeggia il canale pieno di zanzare, accompagnati dal gracidio di qualche rana. Sulla loro posizione i maestri di ballo avrebbero molto da ridire. Stanno troppo appiccicati e con le guance vicine. E’ che lei deve sussurrargli zùm-pap-pa nell’orecchio, dolcemente, molto dolcemente e lui deve tenersi ben stretto a lei se no perde il passo. Ma che bel giro di valzer!

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