L’ammazzacristiani – di xdanisx

  

   Lo lascia addormentato, avvolto nella coperta scura sempre lercia, sbronzo ancora una volta. E’ un fagotto informe privo di dignità ed odore che ricordino qualcosa di umano. Dorme in quel letto che lei riordina con mani svelte e gonfie, avvezza a quella sventura che si augura finisca presto.

  Due figli maschi ha cresciuto, cui, come ripete spesso, ha fatto da padre e madre, tra panni da lavare e pavimenti cui dedicarsi, ed ora, dopo anni di lavoro precario, ora che fa pulizie in una scuola, i ragazzi hanno preso la loro strada, lontano da quell’uomo che sembra sempre più un ferito di guerra, che schiatterà privo dell’onore delle armi.

   E’ giovane, Anna, grassottella, graziosa, allegra, nonostante le responsabilità che deve assumersi in casa e con quel disgraziato eternamente ciucco, che ha perso lavoro e salute. Gli sorride ogni tanto, ci scherza con affetto, lo sente come un bimbo infelice che non si riavrà.    

   Quell’accumulo di coperte rimane lì, mentre lei, chiavi alla mano, prende la sua macchina e decide di farsi un giro, per capire quanto è caro il conto dell’oste. Passa davanti all’ “ammazzacristiani”, l’osteria più brutta della zona, gran  ritrovo di ubriaconi. Si fuma e si beve. Un cartello, appeso fuori, avvisa che si può avere, sfuso, il vino dolce di Olevano. Nelle vetrine, c’e esposizione di quelle brutte bottigliette di coca cola col collo allungato. Dentro, tavolini e sedie hanno sempre avventori seduti con quel ciondolare in avanti di chi non regge più il carico di vino. Costava 500 lire, ai tempi di suo padre, un bicchiere di quelli. Sporchi fuori e dentro, qualità pessima di anestetico. Vuole vederlo ancora in faccia, quel posto di merda. Si ferma e saluta l’ammazzacristiani, che berrà di quello buono, alla faccia della  schifezza al metanolo che porta dalle botti, nel retrobottega, ai disperati che passano il tempo con un mazzo di carte. La puttana è una rumena finta bionda, attenta a sguardi che le possano far svoltare la giornata. Sempre più spesso, ci sono ragazzi giovanissimi di colore, che mettono pena, schivati come peste da  quelli che invece si riuniscono, col copricapo bianco, nella moschea ricavata da un locale a fianco del negozio di calzature della zona pedonale, dove c’è il mercato, di mattina.

   L’ammazzacristiani fa il galante con Anna perché non ha un uomo che la difende e perché quei chili di troppo non tolgono dolcezza al viso senza una ruga, pieno, e quegli occhi luminosi sono frutto di un carattere allegro che, come una corazza, la protegge da sventure del passato e del presente. Vestita di colorato, sorride a viso aperto, appoggia la borsa, si siede su una sedia sbucciata, il tavolo è lercio a sufficienza e lei, al gesto sorpreso del padrone di casa, sorride. Si avvicina, lui, e chiede notizie del suo cliente. E’ un po’ che non passa, è stato di nuovo in ospedale ed ha saputo che non se la passa bene. La neuropatia l’ha colpito, il fegato è distrutto, come se non lo sapesse, quello lì. Lei, tranquillamente, chiede, con quella voce da ragazzina: “Ma che c’è solo sto cazzo de vino? Nun me piace”. “Voi er limoncello, Annarè?” “Ma che sei scemo? Damme quello che bevi tu” “Ma io nun bevo” “ Nun bevi sta schifezza… mica stai a pettinà ‘e bambole, stai a spedì ar Creatore tutti sti rincojoniti. Damme ‘na cosa bona.” Torna poco dopo con una bottiglia di grappa e una busta di patatine. Si guarda intorno, Anna, e ricorda quando veniva, da ragazzina, a riprendere suo padre per portarlo a casa.  Lo richiama per farsi cambiare il bicchiere che ha scanalature opache. “’A stronzo, hai capito, sì?” E le lancia l’occhiolino. Gli fa pulire il tavolo. Ne beve un paio. Si fa portare un mazzo di carte e le rigira tra le mani. Insieme ricordano quel padre che ha perso troppo presto, le urla e la disperazione di sua madre. Pace all’anima sua. I ragazzi la chiamano sul cellulare. La cercano, sono sconvolti…

   Si sente leggera e libera. Sta per pagare, ma lui dice che offre la ditta. Accetta, e riprende la borsa, oramai infastidita dal fumo. Saluta quel campione di coscienza e di gentilezza per tornare verso l’auto, ma prima  di allontanarsi si volta a dirgli: “Nun te fa vedè ar funerale, questo è er secondo che m’ammazzi, nun te fa vedè, essi bravo!”

  1. adoro queste storie di sconfitti dove i deboli si confondono coi forti e viceversa.
    il tratto di questo brano è all’insegna della stanchezza ironica e fatalista che non vuole dire rassegnata.
    E’ un bell’intendere la vita, a mio avviso, orgoglioso e schivo, e mi fa sentire meglio dentro i personaggi.
    ottima danis

  2. una sera, al paese, sono sceso al bar prestino, dopo cena.
    poca gente, il giovane barista ed io ci siamo fatti una bella chiaccherata sui suoi clienti, per la maggior parte poco più che maggiorenni. mi dice degli shot, delle combinazioni di 2 o più superalcolici che i ragazzi si inventano, con tanto di nomi apocalittici, e di quanti riescano a scolarne.
    dopo un po’ arrivano i primi, un folto gruppo, reduci forse da una pizza, lui si scusa con me e, dirigendosi verso le spine della birra, mi dice che “comincia la strage degli innocenti”.
    Brrrrrrr….

  3. stavo quasi per perdermi questo cinema!
    ma ditemi che, anche se il bar chiuderà, io avrò tempo di legermi tutti questi film anche dopo il 29 febbraio
    o meglio: ditemi che tutto ciò verrà STAMPATO!

  4. @CYBBOLO: sono troppo contenta di aver avuto stima. Temevo di cadere nella banalità. Invece l’ammazzacristiani si trova vicino casa mia, e se non so inventare, che almeno mi riesca di stare nel tema e nei sentimenti ed a riportare una realtà tosta. Sei autorevole, lo sai, e forse, dall’entusiasmo, capace che mi ubriaco. Ma prima vorrei il bannerino! Grazie di cuore.
    @VARASCA: Vero, tutti lo sanno che i ragazzi non sanno bere ma ubriacarsi. E’ come annusare la coccoina o le bombolette da campeggio anzichè la cute sensuale di Sharon Stone o George Clooney, a seconda dei gusti. Il cafferello con il lampione e coppia in stato interessante, potrebbe raggiungere quotazioni da capogiro, per un bel dono da San Valentino. Ho saputo di mix alcolici fantasiosi con poca frutta e tanto alcol e si inizia a 12 anni. Un saluto.
    @GRUBLOG: Io credo che si potrà accedere a tanto materiale anche dopo il 29. C’è da leggere tantissimo. Per la stampa, non so. Bisogna informarsi.

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