Sorelle – di Syssa

Ilaria siede al tavolo del bar da almeno un quarto d’ora.
Uscita prima dall’ufficio aveva preferito camminare fino al centro, senza prendere l’autobus. Godersi il pomeriggio di marzo ancora carico di sole e di freddo. Guardare le vetrine la rilassa, anche se poi non compra nulla, ma magari ci pensa e immagina un regalo che le piacerebbe fare, e intanto cammina un po’ più lenta.
Il signora al banco le aveva chiesto se voleva ordinare.
Meglio aspettare l’arrivo di Giovanna, così almeno non se la prende pure per questo. Tanto di solito ne ha lo stesso di cose da dire.
Si é seduta al tavolo all’angolo vicino la vetrina, c’é più luce e un po’ meno gente. La radio trasmette canzoni anni ’80. Con le gambe incrociate, con il piede destro sotto la coscia sinistra. Seduta composta non ci sa stare, fin da piccola. Dopo anni di discussioni i suoi avevano rinunciato a correggerla.
I jeans strappati sulle ginocchia un po’ troppo lunghi quasi le nascondono completamente le scarpe da ginnastica. La borsa militare è appoggiata per terra, sembra abbandonata. Ilaria non la chiude mai con i ganci,  “prima o poi ti porteranno via il portafogli” le dice spesso sua madre, ma bisognerebbe riuscire a trovarlo nascosto tra le due agende, la confezione di vitamine, il libro che sta leggendo, i fazzoletti di carta e il lettore mp3 che le ha regalato lui
Il deodorante, l’astuccio degli occhiali e delle lenti a contatto, la crema per le mani e il burro di cacao per le labbra. La scatola delle vitamine, tre o quattro penne e le matite che le servono come fermaglio per i capelli. Una ce l’ha intrecciata sui ciuffi proprio in questo momento.
Ilaria non ama molto quegli incontri con la sorella più grande. Si sente sempre sotto accusa, riesce  ad immaginarla come in uno di quei vecchi film polizieschi con Franco Nero. Ecco… Giovanna negli interrogatori avrebbe fatto faville.
Alza lo sguardo verso la porta e sbuffa. L’istinto di andarsene è forte.
Riporta gli occhi sulla rivista e legge le indicazioni sull’ ultima dieta che va di moda.
Ma tutte quelle verdure.. lei odia la verdura…
“Eccomi.. mi aspetti da molto?” E da dove è entrata Giovanna?
“Naa, una decina di minuti” gira svogliata un’altra pagina e poi alza lo sguardo sulla sorella.
“Si dice “no” il “naa” è da scaricatore di porto, te l ha mai detto nessuno?”
Eccola la sorellina! Giovanna pare si diverta a farla sentire una puffa.  Sfila  il cappotto color cammello e lo ripone ben piegato sulla spalliera della sedia libera.  La borsa nera di Prada, perfettamente in tinta con scarpe e cintura, vicino al cappotto.
Dimagrita in quel tailleur nero con i pantaloni a sigaretta e la giacca che mostra appena il top bianco. I capelli sono freschi di parrucchiere e il ciuffo cade ribelle sulla fronte. Ovviamente non perché non  sia pettinata, semplicemente perché Giovanna ha deciso che doveva caderle così.
“Hai una matita tra i capelli, lo sapevi? Già ordinato?”
“Sì, so di avere una matita tra i capelli; “NO” non ho ancora ordinato, aspettavo te”.
“Cameriere, per me un tè all’arancia e cannella, voglio del zucchero di canna, due bustine, non mi porti quello sciolto che non mi piace,  poco igienico… Tu? Che prendi?”
Ilaria sospira. “Una cioccolata calda. Ci metta la panna, una spruzzata di cacao e cannella anche per me… grazie” sorride. La cannella è forse l’unica cosa che hanno davvero in comune.
“Oh caspita! la sorella è alle prese con l’ennesima crisi affettiva a quanto pare. Che succede?”
Giovanna la guarda. Ha la schiena perfettamente dritta, le mani ben curate. Tiene la testa un po’ inclinata verso sinistra. Non se ne rende conto ma lo fa sempre quando è attenta.
“Lui come si chiama?”
“Non trovi sconvolgenti le ultime relazioni internazionali che hanno presentato sul disgelo della calotta polare? Io resto impietrita quando leggo queste cose… tu no?”
“Hum.”
Ilaria stringe gli occhi e accantona il giornale con le dite. Berci la cioccolata con la panna sopra le sembra troppo incoerente pure per lei. Tanto lo sapeva che sarebbe finita così. Per quanto si sforzi a Giovanna non riesce a nascondere nulla.
“Senti, non possiamo parlare d’altro? Tanto non lo conosci. E poi sono sicura che non capiresti.”
“Non conosco, non capisco. A volte penso che tu mi ritenga un imbecille. Non è piuttosto che a te non vada di parlarne perché, dico io eh, magari sbaglio, ti stai imbarcando nell’ennesima storia impossibile che ti lascerà solo un altro vuoto dentro?”.
“Per non parlare della politica, Giovanna, aveva ragione il Principe di Salina: bisogna che tutto cambi perché tutto resti uguale. E se lo si diceva già a quell’epoca…”
“Ma guardati… Tu sei innamorata persa. Fatta e finita come una pera matura”.
La cioccolata ormai è fredda. Fuori dal bar la sera è già scesa e con lei pure qualche goccia di pioggia.
Ilaria sposta lo sguardo sul traffico e sulle luci che vanno accendendosi.
Anche lui starà accendendo una di quelle. E magari penserà a che preparare per cena, ma senza la possibilità di invitarla.
Che il posto a tavola è occupato già.
Eppure. Eppure c’è qualcosa, c’è un filo sottile quanto forte che la tiene unita a quello che per il resto del mondo è solo l’ennesimo sbaglio.
Scuote da sola la testa.
“Già” risponde a se stessa e a Giovanna che ascolta.
Per il resto del mondo esistono linee di confine nette. O sei santa o sei un troia. Amore o scopata. Lecito o clandestino. Moglie o amante. Dove amante non è “colei che ama” ma sinonimo di puttana.
Per il resto del mondo funziona così.
Perché ogni cosa deve avere un nome e una destinazione. Anche i sentimenti devono classificati e delineati, messi in fila pronti per una netta e precisa raccolta differenziata.
“Beh. Non dici più nulla?” La voce di Giovanna la riporta in quel bar, tra il profumo del caffè e quello più caldo delle pizzette sfornate per l’aperitivo.
“Gio, devo andare. Magari ne parliamo un’altra volta, eh?” Si alza veloce, due giri di sciarpa intorno al collo e la borsa a tracolla. Si china d’istinto sulla sorella e le dà un bacio tra i capelli che profumano di lacca.
“Ti telefono”.
“Ilaria… sarebbe tempo che mettessi la testa a posto. Che facessi ciò che è giusto. Ordine nella tua vita una volta per tutte.”
“E diventare schiava dei pregiudizi e degli schemi mentali come tutti gli altri? No grazie.”
Esce in strada e si chiude nel cappotto un paio di taglie più grande di lei. Il lettore mp3 suona la loro canzone, socchiude gli occhi sul pensiero delle sue mani che le accarezzano la schiena. Una vibrazione nella tasca, il display del telefono che si illumina.
“Mi manchi Amore mio”
“Anche tu mi manchi” sussurra alla pioggia.

  1. un incontro di bar non banale, sorprendente per chi crede agli incontri da bar esclusivamente amorosi per inizi o soprattutto fini.
    e il bar si trasforma in testimone, non si può sapere fino a quanto muto, e mi vengono in mente piattini e tazzine e teiere animate de “La bella e la Bestia” di Disney, complici osservatori di dialoghi e situazioni.
    Magari è così e non siamo capaci di sentire, troppo presi da nostri problemi esistenziali che tanto ci distolgono anche dalla comunicazione e dalla condivisione di emozioni.
    Un testo interessante, seppure farcito qui e là da qualche magagnetta sintattica…;-))

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