Cuba Libre – di damianospallini

non so inventare niente. riesco solo a dire quello che vedo. ieri sera un dito di whisky e stamattina mal di testa. ma si può? ognuno c’ha la testa che si merita. c’era una volta che bevevo cinque gin tonic a sera. ma dai!? di media. mi pareva che reggessi, ma insomma. poi passai al cuba libre. sai, c’è chi lo chiama mentira, perché non è vero che cuba é libre. ma che c’entra? mah, insomma, non so inventare niente, nemmeno una vita nuova. una vita che sorride. che sorrida. sì. comunque il cuba libre crea dipendenza. psicologica. fin quando capisci che è la coca cola la vera mentira. perché? è lei che ti frega. con tutto quello zucchero fa la serata dolce. ti fa credere di essere libre. e ti frega. allora lascia stare la coca cola. infatti. e resti solo col rum. compagnia impegnativa, ma più seria. insomma, sì, le bollicine dolci fregano. comunque, di che parlo? di rum. sì, di quegli idioti di ragazzini scalmanati e di quarantenni irriducibili che vogliono il cuba libre con l’havana 7, col bacardi 8, col pampero anniversario, per far vedere che sanno. per sentirsi più libre. e allora? che dovrei fare? come si può ammazzare un rum serio, invecchiato onestamente, con una mentira? onestamente? mah. vero, i rum onesti, quelli sconosciuti, non troppo industriali, sono altri, ma insomma. chi se le inventa per primo queste cose? vorrei conoscerlo. io non so inventare nulla. nemmeno una cura nuova. quelle vecchie ormai non fanno più. dopo una mezza vita di cuba libre lo stomaco si dilata. e anche la scatola cranica. si formano dei vuoti intorno al cervello. e lui ci sguazza dentro? no, no, si appoggia alle pareti come uno che sbanda dopo una sbronza. e dove si appoggia ti fa un male cane. già. io so dire solo quello che vedo. e il mio cervello che barcolla me lo vedo proprio. ma insomma. ma libre da cosa, poi? libre magari! ti pare a te, ma è tutta una mentira. quando hai vent’anni ci credi. ti pare di averci il fisico. e ce l’hai davvero. ma non sai quanto regge. e quando non regge più è troppo tardi. tardi per cosa? per tutto, per una cura, per una vita nuova, che sorrida. sorrida, giusto? come vuoi, basta capirsi. beh, raccontamene un’altra. un’altra cosa, un’altra mentira? non scherzare, un’altra vodka liscia

  1. Caro Damiano, di “regola” è il mio socio a trattare con i fornitori ma vedo che non arriva. Chiedo per lui il suo di Lei perdono; sa, da una settimana non fa che stare appresso ad una gonna e forse due… 😉

    Quanto al resto, lei mica ce lo dà da bere: come faccia non lo so ma lei mi sembra straordinariamente lucido.
    Se vuol preparare un drink, le cedo volentieri il posto dietro al banco.

  2. questo cuba libre è un flusso di pensiero frastagliato ed energetico di vitalità.
    lo leggo ora: arrivo tardi, ma arrivo, e lo apprezzo per diversi motivi.
    mi piace la prosa: nervosa eppure compagnona, scattosa e al contempo reclamante un momento senza tempo di contemplazione, di serendipity.
    e mi piace quando si parla di rum, ché io amo berlo liscio intramezzando un sorso con una quadrellina di cioccolata amara fondente.
    reggo abbastanza bene, ma mi rovinerà la cioccolata…;-)))

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