Way – To be – di Isabella A.M. e Hellstrom

 

 

Cerere mia aiutami tu.
Dicono che sia brava in cucina. Ma si sa: quando ci metti impegno, i soufflè si afflosciano al centro. Come la esse e la ci che cadono dentro questa parola.
Cucinare non è un hobby, è una passione.
Mischiare gli aromi e i sapori.
Rendere la terra mare e il mare sapore.
Sabbia e sale.
Le spezie rinchiuse nei sacchetti di juta, e poi sottovetro, sul davanzale di questa finestra. I grani del pepe rosa si illuminano ai raggi del sole. La piantina del basilico con le foglie verdi smeraldo.

Sul tavolo tutti gli ingredienti per pirofile e vassoi, i tegami – rame, acciaio, antiaderenti – e le posate.

La spesa è il profumo del mercato e la voce del fruttivendolo che canta.
L’estremità della baguette, dorata, fuoriesce dalla busta bianca stropicciata.
Pomodori, patate, carciofi, pasta all’uovo casereccia, busta di parmigiano grattugiato, busta di latte, uova – quelle grandi – e spinaci. Scegliere.

Dolci e porosi.

Apparecchiare la tavola, quadrata, bianca, per la sera.
Giochi da ragazze, come contare fino a…
Uno: come il rettangolo di lino ecrù, punto croce sul bordo.
Due: come forchetta, coltello, cucchiaio, tovaglioli, uomo+donna.
Tre: come le portate, percorso soggiorno-cucina, ore che mi restano
Quattro: come bicchieri, piatti, occhi+occhi, mani+mani, gambe+gambe.

La casa non poteva che essere la stessa.
Osservo la quieta luminescenza emanata dall’Askoll da centonovanta litri che troneggia in mezzo alla sala.
Cinque pesci Scorpione volano pigramente facendo oscillare le pinne simili a piume. A turno si contendono pezzi sottili di gamberetti sparsi nell’acqua temperata.
Dormi ancora e il fuoco è pronto.
Fuori la pioggia scheggia i cespugli di mirto.
Inverno teso.
L’imbarco è in attesa da una settimana, l’armatore si fa sentire una volta al giorno, ma sa che non ha speranze.
Le superpetroliere non partono senza comandante.
Bussi alla porta, sei bagnata e dici ti ricordi, ti ricordi di me.
Ricordo il tuo profumo.
Questo sì.
Ricordo l’amore con gli occhi.
Questo sì.

knife – it’s ten thousand spoon when all you need is a

Il fornello è acceso; dal coperchio di vetro si confondono vapore e sbuffi d’acqua.
Due carciofi bastano. Eliminare le foglie esterne, aprire getto di acqua fredda, qualche goccia di limone per non farli annerire.
Incidere. Cuori di carciofi.

Dolci e spinosi.

Quando aprirò il coperchio, il vapore appannerà le lenti. Lo so già.
Sbollentare i carciofi per sette minuti sette.
Scolare e tenere da parte un po’ di acqua. Verde.
Mare e terra.
Insieme.
Frullare. Olio d’oliva. Extravergine.
Inserire la punta del dito nel patè, avvicinarla alle labbra ed assaggiare.
Aggiustare di sale. Pepe bianco. Reinserire punta del dito nella crema, verde acqua.

Riva.

Con il cucchiaio, rigorosamente di legno, accompagnare il composto in una terrina di vetro trasparente. Occhi e bocca danzano sempre insieme intorno.
Ritmo. Salsa. Fianchi in movimento.

Affianco, a tavola, crostini al sesamo e pane alle noci.
Al centro. Un solo piatto.
Raccogliere con il coltello e spalmare sulle spianate di grano.
Vino, bianco, freddo. Bollicine.

Il silenzio che è presenza.

Affettare il pane con polso deciso mentre il rosso del carbone t’illumina il profilo acuto, le labbra rilassate in un sorriso lontano.
Dormi come se non lo facessi da secoli, con il piumone fino agli occhi, davanti al camino, il ciuffo castano chiaro che scatta in fuori, un polpaccio nudo scivolato fuori per una corsa.
La piccola linea morbida del piede.
Passo le mani sulla barba ispida, cellulare, doveri, contratti, uomini in attesa, contratti.
Turn off suckers.
Le bruschette dorate sanno di pane, questo ti sveglia.
Inevitabile.
Profumi tu.
Profumano loro.
Aglio, olio toscano e San Marzano sbriciolati a mano. La ricetta è tua.
Terre Bianche ghiacciato, bianco di carattere.
Mangi con le mani e non parli.
E sono lacrime.
Ma mangi.

fork – lightly, for two, please

Poi la pasta. La pasta poi.
Il segreto sta in un buon sugo. Che si faccia corteggiare dallo spessore ruvido di tagliatelle fatte in casa.

Dolci e ruvide.

I pomodori, lunghi, san Marzano, polposi. Sugo e pelle. Vanno prima sbollentati. Due minuti due. Adagiati sul tagliere ed incisi, leggermente. La buccia va sfilata. Una calza, un guanto, il savoire faire. Nel tegame uno spicchio di aglio; il sapore non dipende mai dalla consistenza esterna delle cose ma dall’anima. Uno spicchio intero, tra legno e palmo aperto della mano, schiacciare e fare sfrigolare nell’olio. Inserire i filetti di pomodoro ed chiudere con coperchio. Dopo cinque minuti, alzare il coperchio ed innaffiare con vino bianco. Una nuvola di sapore circonda i capelli e le mani.

Un bicchiere di bianco a stomaco vuoto e la pentola con correnti di acqua che vanno dal basso verso l’alto. Moti ondosi.

Lavare una decina di foglie di spinaci, tamponare con lo strofinaccio e adagiare sul piatto.

Lavare quattro foglie di medie dimensioni di basilico e strofinarle forte tra le dita. La cucina è un giardino.

Parmigiano come neve calda.

Il gioco sinuoso di un lembo di farina, uovo e sale e un manto rosso. Avvolgere. Come una forchetta che fa una piroetta su se stessa e le stende, le mette al tappeto, le abbraccia, le stritola.

Sulle labbra una macchia di rosso.
Il tovagliolo intriso di notte.
Sorridi.

Non li so fare i primi lo sai.
Ruggero non chiede perché due porzioni abbondanti. Lui è nato per fare l’oste, la sua trattoria ti accoglie solo se gli vai a genio.
Ogni tanto passa, dice assaggia.
Ruggero è bravo, ci mette amore.
Risotto ai frutti di mare, zafferano giallo, colori pastello, i rosa appena accennati, i rossi carichi, i bianchi screziati di scaglie arancione.
Ruggero esce senza un fiato. Appena un’occhiata da sotto la cascata di riccioli biondi, l’enorme tatuaggio sul braccio destro ha un guizzo, i seni si muovono.
Sorridi.
E tutto vibra.
Figlio di puttana.
Un torrente di parole, pensavo, credevo, mi aveva detto.
Poi mi guardi.
Posso restare.
Mi prendi le guance tra le mani e stringi, tagliala questa barba, tagliala.
Ti alzi e sfiori lentamente il mappamondo antico, illuminato da una luce ambrata.
Dovrei scappare, scappare per sempre.
Non crederai di aver finito, sei magra come un chiodo.
Un’ombra leggera.
Ti appoggi allo schienale, me la ricordo quella mattina, mi guardavi dormire, mi guardavi, come hai fatto poco fa. Poi ti ho detto vieni qui e abbiamo fatto l’amore.
La tua voce trema.
E me ne sono andata.
Dove sei stato, dove.
A dimenticare bambina.
Nelle braccia del mare.

spoon – eating ghost city, having ghost wo&man

Fuori sarà già buio.
E qualche candela da sostituire.
Ti piace affacciarti a questa finestra e vedere le ombre filtrate dal tuo bicchiere di moscato.
La gente liquida.

Dolce e scura.

Mangeremo una crème brulèe affacciati sul resto del mondo.
Il cucchiaio che raccoglie, lento, latte e zabaione. Rompe la crosta scura, zucchero e brandy.
Il rumore delle curve concave, vetro, ferro e crema.
Il cucchiaio che è una barca, mare e alghe.

Maree.

Ho bollito le aragoste mentre ti asciugavi.
Cottura perfetta, tènere ma non sfaldate.
Le ho fatte in piccoli pezzi, ripuliti dalla corazza corallo. Quando si sono raffreddate le ho sistemate dentro ad una larga insalatiera di ceramica bianca. Ho aggiunto ancora olio, sale, aceto di Modena aromatico, pomodori e cipolle crude tagliate sottili.
Catalana.
Così la chiamano i marinai marocchini.
Sgoccioli sulla mia polo, ti va larghissima, le maniche rimboccate quattro, cinque volte. I bottoni aperti e la spallina del reggiseno, nera, che scivola fuori.
Sorridi ora.
Appoggi il bicchiere alle labbra e ti concedi una robusta sorsata, cerchi un modo, una via breve.
È passato tanto tempo e.
Lo so bambina, lo so.
Non ho dolce, ma un Passito lo apro lo stesso, solo per il colore, per il profumo.
Profumo che si sparge lentamente, aroma secco e morbido.
Non è il vino, sei tu.
Le navi aspettano in rada.

Maree.


  1. il contrasto tra erotismo e numeri, riti, scansioni, procedure, e ancora gusto baccante per la vita nell’edonismo più puro per il cibo, il tutto mescolato in sensazioni, ricordi, pensieri e anche pensieracci, è davvero magico cocktail che mi fa sentire estraneo guardone, ma anche al contempo complice.
    bravi ragazzi: stasera pappardelle sicuramente, per me…;-)

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