Una città col Porto. Una qualsiasi. – di nosacher

Gaetano ha poco più di cinquantanni. Cammina dritto e con le mani in tasca, ha un corpo forte, lavora al porto da quando era ragazzo. Mani rugose e il viso un po’ bruciato, ha uno sguardo che ti passa.

Oggi sul molo c’è un vento che ti piega, è mattina presto, Gaetano entra nel bar e non saluta. Si siede al banco e Orlando che sta dietro fà… Buongiorno…

Gaetano guarda il banco e le sue mani, poi chiede una grappa. Non ti ho mai visto bere di mattina, che ti prende ! Dice quello dietro il banco  …Dammi una grappa Orlà !  Orlando prende il bicchiere e gliela versa. E poi gli dice… Pensi ancora a Giovanni vero?

Giovanni cià tre figli, e adesso non ha più una gamba, tre figli sì, quelli ce li ha ancora, la gamba invece no. E’ rimasta solo la poltiglia, sotto a un container. L’azienda ha detto che succede, e che gli operai devono stare attenti, e ha detto che Giovanni era uno che beveva. Il sindacato ( e ora la voce di Gaetano si fà roca) ha detto che ora basta… che certe cose non possono accadere… Hanno preso i soldi Orlà! Li hanno pagati !  Per Dio te li ricordi i tempi dei Camalli ? Te lo ricordi il sindacato ? Bisogna far qualcosa… bisogna far qualcosa…   Nel bar fa freddo, ma Gaetano suda, suda e trema. Lui che non ha mai tremato, neanche davanti al padrone, l’ ha sempre guardato dritto in faccia.

Orlando lo conosce bene e azzarda… Hai l’ aria di chi sta per fare una cazzata.  Hanno figli pure quelli Gaetà, hanno figli pure quelli…

Gaetano tracanna la sua grappa, ripete a sé che deve far qualcosa, poi s’alza esce dal bar e non paga, non paga e non saluta.

Cammina e suda ancora, deve far qualcosa… poi s’ avvicina al mare, lo guarda e cerca una risposta un incoraggiamento o una smentita, si accovaccia e guarda ancora.      Poi sente delle grida, poco da lì sul molo dei bambini giocano a pallone, ridono e corrono… si volta verso loro, poi ancora verso il mare. Infine prende il Ferro che stava là , tra la sua cinta ed il suo addome. E’ freddo il ferro, nonostante stava sulla sua pelle è ancora freddo. Pensa ancora un po’, si fermano i pensieri. Si ferma tutto. 

Ora sa cosa fare. Guarda il ferro. E lo getta tra le acque. Ha smesso di sudare.

Prende una sigaretta l’accende e si incammina, la tiene in bocca, le mani nelle tasche. Succede che uno dei bambini corre e gli va addosso. E dice intimidito…scusa signore… Lui lo guarda e dice …scusa tu. Ero un po’ distratto.

  1. mi piace copiaincoillare quanto detto da te circa questo post a ribadire speranze:

    E’ caduto Mastella e ho espresso un desiderio, per come si dice beffardamente in questi giorni bui: e mi piacerebbe che certe vicende, le vicende di Giovanni e di Gaetano, senza togliere la grappa che è uno dei buoni sapori della vita, fossero solo racconti belli d’un bel blog e nulla di reale in più.

  2. ottimi contesto, trama e senso. l’ambientazione porto (che porge ma non porta da nessuna parte), la storia non storia di ogni giorno (le nostre piccola rivoluzioni che iniziano e finiscono davanti allo specchio del bagno), nonché la tragedia sottesa all’essere non-essere (nel senso che l’impotenza estrema dell’ingranaggio nell’economia del meccanismo ulcera anche un stomaco di *ferro*).
    e mi vien da pensare che andiamo tronfi tronfi per avere dato il là per l’abolizione della pena di morte alle nazioni unite (risibile specchietto per le allodole) e allora – se tanto mi dà tanto – perché non procediamo all’abrogazione delle morti bianche per decreto legge? mah… insomma, tracanno e sudo anch’io, nosacher, seppure abbia ancora due gambe al seguito.
    elegante e sofferto il finale, in cui il cerchio del barista (“hanno figli pure quelli”) si chiude nell’incontro-scontro col bambino e gaetano, con la maturità empatica d’un novello gesù operaio, si carica la sua croce di non-colpa, ammette una distrazione che non c’è (ma c’è) e tira avanti.
    su due gambe, ma come fosse una gamba sola, cullando uno strazio sinusoidale, passo dopo passo.
    peccato per la prosa un po’ legnosa.
    comunque molto molto bene.
    (ps: “ti passa” e “ti piega” in incipit creano una ripetizione, ma vedi tu)

  3. parolaia, questo commento è uno dei più belli scritti su un mio post, lo analizzi e lo rendi migliore di quel che è. insomma grazie.

    colfavoredellenebbie, inadeguati canali di scorrimento mi sembra perfetto. grazie a te !

    petarda, e a te grazie per quelle parentesi ! :))

    triana, sentito lo era per davvero. e ringrazio pure te.

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