Di fibonacci, stuzzicadenti e vuoti industriali – di rael

Cazzo…
Due maiali del genere, Ludovico, li avevi mai visti?
Io no, direi di no, sono disgustato…
Guarda quello: mangia i frutti di mare con le mani! Ci spreme il limone sopra e li risucchia… eppoi quella maglietta… si vede benissimo che non è una t-shirt da portare in giro ma una gibaud della pelle…
Poi, col tovagliolo piantato nel colletto è raffinatissimo…
No, ma guarda, guarda… prende una vongola con le dita e la imbocca… e lei lo osserva rapita, mentre il sughetto le cola di lato alla bocca…. Che schifo!
Secondo me sono due drugà: guarda lui: prende le cozze, si tocca in capelli, sbaglia la porta del cesso ed esce in terrazzo e dal fondo del locale lo senti urlare “Minchia!”
No, non sono drogati, Pina, i drogati in genere disdegnano i frutti di mare. Usano solo il limone. Eppoi lei è davvero molto carina…
Mah, una sciacquetta alternativa… non mi dire che le daresti anche una ripassata, se non ci fossi io…
Anche se ci fossi tu, anche…
La coppia si alza di scatto, sono bon ton piemontesi e vanno a litigare fuori. Poi magari domani leggiamo sulla Monarchia che lui le è passato sopra con l’Audi TT fiammante e le ha rotto tre vertebre.
Ma noi no: noi ci imbocchiamo le cozze e ridacchiamo con la bocca piena di cibo. Noi passiamo la notte all’hotel dei Cinesi e ci baciamo quattrocento volte, facciamo sesso spargendoci addosso i capelli e ci parliamo sottovoce, talmente sottovoce che a volte non capisco una sega, quando passa il camion della spazzatura sotto le finestre. Ma le cose che ci doniamo sono belle, semplici, naturali, reali. Vengono via lisce come olio minerale… come una corsa in macchina guidando da inseguimento pula, musica francese a palla nel lettore e oggetti che si spostano perennemente da un lato all’altro del cruscotto.
Come le luminarie kitch della Città Degli Stuzzicadenti, quelle astrali, quelle coi manichini che limonano, quelle tipo “pioggia di luce”…
Ore lisce, così.
Noi siamo quelli dei vuoti urbani, quelli che si stringono forte fino a sentire scrocchiare le ossa, guardando i retri delle case, i terrazzini fasciati di plastica trasparente, che fanno molto favelas… le tracce sui muri di antiche stanze, spazzate via dalle bombe…
Quelli che ritornano indietro con un po’ di magone, si lasciano alla fermata dell’autobus e non sanno quando si rivedranno…
Noi siamo quelli lì: e non c’è una foto virata seppia a fissare quei momenti.
Li abbiamo in testa.

  1. … e al primo che mi dice ma è un po’ fuori tema… rispondo lo so ma lAmalia (o lAmalìa che dirsi voglia) a volte può fare una regola a misura dello strappo.

    (e comunque checccavolo ho impiegato delle ore a ritrovarlo… 😉

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