Aperitivi e cazzeggi – Gli approcci efficaci – di Vieenblues

 

Siamo al bar per il solito aperitivo. Il mojito sta finendo. La conversazione langue.
Le espressioni si fanno svagate. Gli uomini guardano il culo alla cameriera. Le donne guardano gli occhi del bel tenebroso del tavolino di fianco. Urge un’idea. Un argomento che inneschi un dibattito. Marco tenta un goffo approccio con culodimarmo. Fallisce miseramente, fra le risa di scherno degli amici invidiosi. Ecco l’argomento per riaccendere la discussione da bar.
Alice: “Secondo voi qual è l’approccio più “efficace”? “
Elena: “Calma. Approccio per cosa? E’ importante definire gli obbiettivi. E’ un tipo da “una botta e via” o uno che voglio conoscere davvero? L’approccio cambia radicalmente nelle due situazioni”.
Marco: “Ma non scherziamo. Se è una che non conosco, come faccio a sapere cosa mi interesserà di lei e quanto a lungo? E’ chiaro che la prima attrazione è fisica, e su quella innesco l’interesse e il tentativo di avvicinamento.”
Antonella: “Certo che se i risultati sono questi…(risata maliziosa).Per me è sempre un gioco di sguardi. Una schermaglia con gli occhi.”
Elena: “Uhm, lo sguardo fisso negli occhi è troppo diretto. Non mi piacciono gli approcci troppo diretti.”
Marco: “ Io la penso come Antonella. Anche per me si inizia con gli occhi. Gli occhi parlano moltissimo.”
Elena: “Vabbè…gli sguardi. E dopo cosa fai?”
Marco: “Gli sguardi ti fanno intuire il comportamento seguente.”
Alice: “Anch’io credo che , all’inizio, prevalga il linguaggio del corpo. Una volta sono stata sedotta in pochi minuti senza una parola.”
Antonella : “Lo credo, tu sei talmente ipercritica che se uno sbaglia un congiuntivo è rovinato…Che ha fatto il tuo seduttore muto?”.
Alice: “Ero in discoteca. Ho visto uno strafigo pazzesco. L’ho mangiato con gli occhi. Lui mi ha guardato con altrettanta voracità. Io ho cominciato a danzargli intorno come una baccante invasata. Lui è sparito. Io ho pensato: “Maledizione!”. E’ ricomparso con due boccali di birra in mano. Dopo due minuti ci stavamo baciando.”
Marco: “Bello, l’approccio fulmineo senza sonoro. Mai capitato!”
Tutti: “Per forza, Marco, sei logorroico!”.
Antonella: “Comunque, se uno mi piace, io cerco sempre un contatto fisico. Magari lo urto per sbaglio. Gli rovescio qualcosa addosso e poi tento di pulirgli le macchie. Gli prendo la mano con una scusa qualsiasi.” (mima con Marco, che pare apprezzare).
Giorgio: “Io strofino la mia spalla contro la sua. Trovo che la spalla sia una zona esogena.” (mima anche lui con Antonella, che non si tira indietro).
Elena: “Anche il ginocchio è una zona molto erotica. Io impazzisco quando mi strofinano le ginocchia.”
Giorgio: “In realtà non succedono mai tutte queste cose. Sguardi, spalle, ginocchia, macchie, birra…Ne succede una sola e tu ti ci aggrappi. E poi, più del contatto fisico, mi eccita il fatto che lei non si ritrae” (fissa con intenzione Antonella, che distoglie lo sguardo).
Marco:“Sì, perché l’attrazione è fisica, ma il gioco è tutto mentale. Devi scoprire la chiave di accesso alla persona che ti piace.”
Elena: “Infatti l’approccio funziona quando è “personalizzato”. Tu devi avere l’impressione che quel tizio vuole proprio te, e nessun’altra lì intorno. Una cosa che le donne non sopportano è quando gli uomini negano di aver tentato l’approccio dopo averlo fatto…”
Giorgio: “Non siamo tutti così.”
Antonella: “A me piacerebbe tanto avere un ragazzo atletico, ginnico. Io gli chiedo se riesce a leccarsi il ginocchio.”. Marco e Giorgio iniziano un corso di stretching.
Alice: “E’ vero, Elena, quello che dici sull’approccio personalizzato. Contano molto spirito d’osservazione e tempismo. Ricordo un’ ‘avance’  molto simpatica che ho subito a Roma, tanti anni fa. Ero a Fontana di Trevi e avevo una fame da lupi. Stavo guardando i menu esposti fuori dalle trattorie. Passa un ragazzo molto carino.”Mi pare di capire che hai fame. Se vuoi conosco un posto qui vicino dove si mangia discretamente con poca spesa. Vuoi che ti ci accompagni?.” La cosa buffa è che io sognavo i carciofi alla giudìa, e quello mi ha portato a mangiare i panini coi wurstel…Comunque ormai il ghiaccio era rotto!”
Elena: “Il più geniale degli abbordaggi l’ho subito al supermercato. Ero in fila alla cassa e un tizio ha avvicinato il suo carrello al mio. “Dalla tua spesa deduco che sei single, parsimoniosa e golosa. Hai un gatto cui tieni come a un bambino. Sei aggressiva, ma all’occorrenza dolcissima”. Il marpione ha passato in rassegna ogni singolo pacco che avevo gettato nel carrello per tracciare il mio  identikit psicologico , e vi assicuro che ci ha preso parecchio. Si vede che era allenato, e che aveva affinato la tecnica al massimo. Mi ha accompagnato alla macchina portandomi i borsoni, abbiamo chiacchierato un po’ e poi mi ha chiesto il numero di telefono. Un abbordaggio da manuale, davvero.”
Giorgio: “Sì, ma alla fine tu gliel’hai dato?”.
Elena: “No, ma…”
Giorgio: “Allora non era un abbordaggio geniale, visto che non ha ottenuto lo scopo.”
Elena: “Vabbè…Ma che c’entra: all’epoca ero felicemente fidanzata…”
Marco: “Lo vedete qual è il punto? Mica conta la tecnica, conta la corrispondenza. Uno può avvicinarsi nel modo più garbato e spiritoso del mondo, ma se l’altra persona non ne vuol sapere, non c’è nulla da fare. Io, infatti, se non ho dei segnali positivi di risposta, mi areno subito. Non mi piace rendermi ridicolo” (Sembra dimentico della figuraccia rimediata solo dieci minuti prima…).
Elena: “Invece a volte un approccio dominante può essere vincente. Una volta mi trovavo a Firenze, con un tizio conosciuto in chat. Lo conoscevo un pochino mentalmente, ma fisicamente non mi attraeva un granché. All’improvviso lui mi ha spinto contro il muro di una chiesa e mi ha baciato. Mi è piaciuto: un po’ sono rimasta vittima dell’effetto sorpresa, e un po’ mi ha sedotto la sua sicurezza…”
Fabrizio: “Ciao ragazzi, io vado a cena. Ci sentiamo”. Colpo di scena: Fabrizio, che non abbiamo sentito intervenire nella dotta dissertazione, abbandona il gruppo  con un sorriso smagliante e una stangona bionda al suo fianco. Mentre noi parlavamo della teoria dell’abbordaggio, lui ha rimorchiato. E non sapremo mai come ha fatto…

  1. non è che la trama brilli per originalità e alcune *circonlocuzioni* suonano vuote (es: “ho visto uno strafigo pazzesco”). epperò si sente il piacere di narrare e scrivere, tanto che si arriva soddisfatti fino in fondo.
    simpatico il gioco esogena/erotica vs esogena, nonché riuscita la caratterizzazione dei personaggi nel dialogo (epperò l’anteposizione del nome al virgolettato suona un po’ teatrale e ingessa il brano).
    nel complesso bene.
    (ps: anche se vive nel virgolettato ed è ormai d’uso comune, ti segnalo “obbiettivi” vs “obiettivi”)

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