Eravamo quattro amiche al bar – di Elisnelpaese

Il Bar del Corso era diventato il punto di ritrovo di quattro giovanili e pimpanti amiche over ’anta, Marianna, Augusta, Teodora, Norma, ognuna con i propri problemi di sopravvivenza quotidiana, tutte e quattro legate da una comune passione per il gioco del burraco *
All’inizio del coinvolgimento in quel che di solito è un passatempo maschile, le quattro amiche si riunivano ogni giovedì nella casa di Augusta.
E fin qui nulla di strano. Tra un biscottino e una tazza di tè, tra un cioccolatino e qualche volta un Martini con “una, ma una sola oliva sennò ingrasso” , il tempo trascorreva lieve e giocoso. Tre-quattro ore di scambi, una coppia contro l’altra, per tre partite che potevano durare da 20 minuti a un’ora ciascuna. Naturalmente si giocava a soldi, posta minima certo, ma l’incentivo ci doveva essere.
Presto la noia cominciò a serpeggiare negli sbadigli trattenuti di Marianna, che proprio non si adattava alle sedute fra quattro mura per quello che doveva essere il giorno di distacco completo dalla quotidianità: non a caso avevano scelto il giovedì, notoriamente giorno dedicato al riposo della colf una volta chiamata serva. E la proposta indecente uscì finalmente dallo sbadiglio scomposto:
“Oh bimbe, che ne dite se il prossimo giovedì si va a giocare in un bar, come fanno gli òmini? dellanena, non si fa mi(c)a peccato toh!”
Augusta ebbe un sussulto di gioia, Norma si accodò subito, Teodora sembrava reticente. La discussione si fece accesa, l’idea si mise ai voti: la maggioranza decise. Le quattro amiche optarono per il Bar del Corso, quello famoso ma discreto dove le donne potevano entrare e sostare senza rischiare ammiccamenti e sguardi indecenti da parte degli avventori presenti.
Ovviamente i rispettivi mariti o compagni e figli sarebbero stati tenuti all’oscuro del (mis)fatto.
Sedute ai tavoli, quadriglie di briscolatori e di tressettari, con e senza morto, sbirciavano con fair-play verso le quattro amiche, che, indifferenti , sciorinavano il loro gioco..
Chi gioca a carte sa che spesso e volentieri tra i compagni di merende sorgono diverbi: spesso si sconfina nella lite che svanisce però, appena termina il gioco. Ora, le quattro amiche si resero conto, nei giovedì successivi, che in quel luogo non potevano sbottare in qualche espressione colorita, ché la classe non è acqua! A suo tempo avevano abbracciato la fede nel Burraco perché impegnava di meno – dal punto di vista del bon ton – del Bridge o della Canasta.
Senza contare che intorno a loro si andava formando un gruppetto sempre più folto di uomini che osservavano il gioco, qualcuno chiedeva di imparare, qualche altro ammiccava agli occhi azzurri di Augusta e si proponeva per offrire un tè o per un Martini, o pretendeva di suggerire alla dubbiosa di turno la mossa giusta: insomma, si stava creando un palpabile disagio.
Marianna fu incaricata di trovare un altro luogo, a casa non si voleva tornare.
Il sopralluogo fu estenuante e impegnativo, tanto che Marianna stava per gettare la spugna. Ma il cielo, si sa, soccorre sempre chi nutre fede, e accadde un miracolo laico.
Marianna trovò nella cassetta della posta l’invito per l’inaugurazione di un nuovo bar, a metà tra un’osteria e un Caffè Letterario.
Marianna si mescolò agli sconosciuti invitati, sbirciò, osservò, vide belle facce e ottimi avventori e decise di chiedere un posto fisso, al giovedì, dove portare le sue amiche, che tra una partitella e l’altra, tra un facezia e una liberatoria risata, avrebbero anche ascoltato storie belle e interessanti.
Quando l’osteria-cafee chiuse i battenti, le quattro amiche si spostarono in una vera osteria dove, tra giocatori di tressette, bruschette e un buon bianchetto mandarono al diavolo il sofisticato Martini e l’ english tea.


* Il Burraco è un gioco di carte nato dall’ evoluzione del Pinnacolo; si gioca con due mazzi di carte francesi (52 carte + 2 jolly). I giocatori sono normalmente 4 (2 coppie).

  1. bisognerebbe scrivere della non sottile differenza che esiste fra un bar e un’osteria:)
    Qui da noi in tempi recenti, ovvero fino a quindici anni fa ce n’erano due, di osterie: una in bocca al Po, l’altra in piazza, arrampicata su tre gradini…

    ciao Elis, amabile racconto 🙂

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