Lo scarto – di fuoridaidenti

S. ed io ogni mercoledì alle 20,30 andiamo al cinema. Spesso, all’uscita, facciamo un salto al bar. Sgranocchiamo anacardi e patatine e ci beviamo sopra un paio di birre. S. chiacchiera poco, per natura, sicché i nostri discorsi sono ridotti all’essenziale. Cioè vale a dire il nuoto (quante vasche ieri, quante domani, la questione dello scivolamento col pull-boy e se domenica ci alleniamo la mattina) e i libri. S. ed io ci scambiamo mucchi di libri. Sono poche le persone con cui lo faccio. Siamo entrambi gelosi dei nostri libri, forse è per questo che ce li prestiamo a vicenda. L’altra sera S. m’ha raccontato di una donna. Fissava il vuoto oltre la fila dei whisky oltre il bancone.

“Non c’è molto da dire, la conosco da poco. Me n’ero fatto un certo quadro mentale. Pareva il classico tipo di donna viziata e benestante. Poi ho scoperto una realtà ben diversa, assai più profonda e lacerante e, lo sai?, prima avevo un’erezione tutte le volte che giocava con me a fare la stronza, adesso… non lo so più. Mi sorprende questo scarto tra immaginario e reale. Mi sorprende, mi sono sempre fidato del mio intuito”.

Detto questo si gira e fissa gli occhi nei miei senza parlare. Rimaniamo così. La luce, intorno, è ambrata, c’è un mucchio di gente ai tavoli e al bancone, in sottofondo suona una musica etnica da bar. Non ho risposte, non esistono risposte. Comunichiamo, S. ed io, etimologicamente. Nel senso che mettiamo cose in comune. Ci basta questo, in fondo siamo gente che nuota. Vasche su vasche, virate su virate.

  1. nonostante la non-storia, questo mi tocca il *quore* na(no)tatorio…
    pulbòi, palette, tavoletta e via alla rossaaa, via alla giallaaa, via alla bluuu, vasche su vasche… virate su virate: penso – quasi vent’anni dopo – d’avere ancora tracce di cloro nel sangue (ex-agonista, ex-bagnino. ex-istruttore).
    particolare il venir meno della fiducia nell’intuito, con quel “fissa gli occhi nei miei”, quasi a rimettere in discussione financo il vecchio amico.
    inevitabile la chiusa, che con paratie mute stagna nuovamente la condivisione della vasche da nuotare insieme (e chi non l’ha sperimentato in prima persona, non può capire).
    notevole, quell’ *in fondo* ad occhieggiare accanto a “gente che nuota”, aprendo il senso a un’immersione più mesta.
    prosa elegante e dosata.
    molto bene.

  2. il pezzullo minimalista spero che preluda ad un pezzo mezzo mezzo, rispetto al truculento, con approfondimenti sull’apparente stronza che poi invece nasconde una realtà lacerante.
    non farci caso: gli è che sono curiosissimo e che mi farebbe piacere un tuo tris…;-))

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