Il primo cappuccino – di ettore bilbo

C’era un bar lungo la strada
ch’era appena cominciata
e tanta luce dalle finestre
come nei ricordi migliori.

 La mia prima neve
in un estate di cacao
e schiuma densa tra le labbra,
sulla quale camminare col pensiero.

 C’era il calore di una madre
di cui ho perso l’impronta
ora che sul cuore
seguo le orme di altri amori,

 il mio primo cappuccino,
che ora è un sogno proibito
l’eco d’un sapore ormai negato:
la prima gioia di bambino.

 Eppure allora non sapevo
che della vita avrei serbato
quel sapore di bolle bianche
e cioccolato come un dono

 come il primo respiro d’un neonato
il primo passo su due zampe
e poi il cedevole rimorso
di non averlo stretto cosi forte

di averlo abbandonato

 c’era un bar lungo la strada,
un luogo di sosta e di ristoro
poi la strada è continuata
e mi ha portato via.

  1. tanto merita la tua prosa, tanto mi lasci perplesso in versi.
    ecco: forse assecondando il passo del racconto breve, anche qui potrebbe uscirne un brano interessante.
    non so.
    (occhio, refuso: un estate)

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