Barista – di ziacassie

Questa e’ una lettera-racconto che mi ha scritto nel novembre del 2006 il mio fidanzato dei 16 anni.

Io gli ho chiesto se potevo pubblicarla sul mio blog, e l’ho fatto il giorno del suo compleanno il 22 dicembre.

“Tutto, capisci? Lei si ricorda TUTTO”. Il tizio era seduto davanti a me, sullo sgabello americano – l’occhio un po’ troppo spalancato sul terzo whisky. Ho il bar davanti al mare da venti anni, e certi tipi li riconosco da lontano: o.k., girano, girano come trottole, ma poi arrivano sempre lì: a parlarti del loro primo amore, e del dannato primo bacio, e di tutti gli eccetera del caso.
Ho il bar davanti al mare da venti anni. Che noia. Dicono che le donne parlino d’amore così volentieri fra loro – e già le sento, a raccontarsi, nelle toilette delle signore, dal parrucchiere, e chissadove, e trucchi, fruscii, cose di donne… gli uomini no. Gli uomini parlano solo con noi baristi. E raccontano. Ma questo tizio cosa mi stava raccontando?
“Lei non ha dimenticato nulla…certe canzoni – sa esattamente tutte le parole! O…come andarono certe nostre domeniche…e quel certo vestito, quel preciso gesto! Sono passati più di trent’anni. Io…io ero un sedicenne spocchioso e disattento, e quanto lo fui con lei! Forse per questo ha deciso di vendicarsi a colpi di memoria…e così mi telefona , mi scrive, mi lascia biglietti sulla porta di casa, e mi racconta come eravamo. Esattamente. Come in un film. Tutti i dettagli al loro posto. Inesorabile. Oh, un poco alla volta, lentamente, come a dosare un veleno sottile…e io ogni volta sento quella fitta al cuore,  per noi,  per il tempo… Lo so che cosa vuoi dirmi: perché non le dico di smetterla, perché non cambio telefono, casa, vita. Semplicemente non posso. Non posso farne a meno. Mi sveglio ogni mattina, e tutto è così grigio. Ma so che di lì a poco lei mi descriverà quella nebbiolina che si alzò improvvisamente alle 17,30 del 30 Marzo del ’74, e il bacio leggero che sfiorò le nostre labbra…E tutto si colora! Di nebbia, di ricordi… E una vertigine mi stringe lo stomaco…”
“Nessun problema, amico. Niente che non si possa cancellare con un Alka-Seltzer.  Anche se quello fosse stato il Grande Amore Della Tua Vita. L’Eldorado Del Batticuore. La Bibbia Del Cheek To Cheek. Non hai più sedici anni,  Johnny.  La vita va avanti.  Ho il bar da vent’anni, e devo pur dire qualcosa ai clienti: ”Forse lei e’ stata il grande amore della tua vita, o forse no, ma che importa? Hai incontrato altre donne, giocate centinaia di partite, viste migliaia di albe…”
“No, non capisci, non sono semplici ricordi… sono pezzi di vita… le parole hanno quel gusto, e palpitano, solo per noi due, nel mondo, nell’anima…e nessuno, mai, nessuno, nessuno…”
L’occhio del tizio sparava lampi allucinati, la mano tremava sul bicchiere. Parlava, parlava. Sempre più concitato: ”Perché io posso dirti: – woodstock belforte alias – e per te sono parole senza senso!”
Ora stava gridando: ”Oppure senti questa: – TANDEM LENNY CILLO – NON CAPISCI, VERO? e se poi ti dicessi – DUNKAN SOLARIS ALTOMARE – EH? CHE DIRESTI? EH?” “Che in alto mare c’è di sicuro il tuo cervello, amico! Che mi stai raccontando? E’ normale che sia così, sono ricordi VOSTRI! Certi imbecilli dopo il secondo whisky ridiventano bambini, e allora vai a fargli capire che è arrivato il momento del conto! Accasciato sullo sgabello il pazzo digrignava suoni senza senso, in un singhiozzo febbricitante: ”Cava! cava, santanna! Ventisei, venti, portobello…AH! Marcord, marcord…”. Dovevo prendere in mano la situazione.

“Senti, bello. Io ora vado a pulire il bagno. Intanto ti ho fatto il conto – sono tre whisky, giusto? – tu paga, e quando torno non ti voglio più qui. Nel mio locale non ho bisogno di un nonno dei fiori in overdose da madeleine. Fuori c’è il mare. Vai a cercare la tua pusher di ricordi. La posta del cuore chiude. Basta.”
Entrai nel bagno, sentivo schegge di elettricità sulla punta delle dita. Respirai profondamente,mi accesi lentamente una paglia. Diamine, non ne potevo più del tizio. Ma che si credeva, di essere l’unico al mondo ad aver avuto un primo amore? Alla sua età bisognerebbe essere un po’ più posati, dico io. E curare il prato del giardino. Il bagno di un bar davanti al mare ha sempre una piccola finestra, nella quale ci sono delle piccole imposte che hanno delle piccole fessure. E tu puoi avvicinare l’occhio a una piccola fessura.
E vedere l’infinito. Ma vicino all’infinito quel giorno c’era qualcosa: una scritta. Una calligrafia un po’ incerta aveva tracciato delle parole con il lapis, una specie di filastrocca, o così sembrava:

Adios muchacha
grazie per la tua piccola malinconia
e per la pioggia
per tutti i cinema
per il telefono
e per l’allegria
e per le scale tristi di musica
e per la dolce periferia
( e grazie ancora )
per le canzoni
e per il mare
per gli abbandoni
e il ricordare
e per il freddo
il treno
il cuore
per la tua voce e per le tue mani
e per quel sogno, e per quel rumore
nel sottofondo di ciò che fu il domani…
il grande mondo e noi
lontani
– rondini in volo di fantasia!
Adios muchacha
Grazie di tutto il niente
E per quel tutto
Che vola via

Tornai in sala: Il denaro era sul bancone, del tizio neanche l’ombra. ”Maledetto romantico” pensai – “ora mi toccherà anche di pulire il muro del bagno”, e sentii salire un brivido di freddo.
Il mare era sempre più  scuro, e mancavano solo due giorni a Natale.

Una risposta

  1. i favolosi anni quaranta, ziacassie!!!
    quell’aria stanca, dimessa, chandleriana per come amo Chandler, già letta anche da altre parti in questo bar, qui più stralunata che altrove, con il barman confessore e ‘teacher’, maestro di vita…
    mi verrebbe voglia di fare il barman solo per trovarmi in situazioni similari a quanto da Lei espresso…;-))

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