Dottor Coffee e Mister Ice – di xdanisx

Sta arrivando la buona stagione e passeggio tra le strade di negozi e bancarelle, con ferraglie pesanti di farmaci nello zaino e volontà forte di non cedere. Mi accompagna Santa Rita, paciosa e tenera, amica da 5 croissant ripieni e cappuccini a iosa/pro die. Via Appia di giorno mi mortifica e cerco di non ricorrere al carico munizioni che ho in dotazione per superare l’assalto d’ansia che conosco e che non è mai uguale a se stesso, simile per doppiezza alla drammatica metamorfosi alla quale allude la pur deliziosa insegna di quel bar immenso che vivo come un propizio rifugio antiareo… Entro, lasciando la Santa che va a riprendere la sua macchina un po’ sminchiata, sempre fedele anche se priva di optional.

   Mi faccio avanti e chiedo al proprietario un po’ d’aiuto. E’ di una gentilezza tale e di una premura così rassicurante che lo nomino mio mastro gelataio a vita… Mi fa passare accanto al tavolino dove tre ragazzi lasciano strada al mio ingombrante zaino “Seven” adattato a personale farmacia ambulante. Chiedo qualcosa di analcolico e di non dolce. Vengo servita di succo ai frutti di bosco ed omaggiata di tanti gusti di gelato senza zucchero. Nell’angolo “ice”, montagne di mousse che sembrano sensualmente non finire mai: ricolme ed ondeggianti, senza sbavature, lucenti e cremose. Un mare di orgasmica dolcezza.

  Ci torno tante volte ancora per quel caffè servito in tazze decorate e così per tutta l’estate, in un reparto gastronomico straripante, dove il mastro affettuoso e la bionda moglie giovanissima mi accolgono con complicità di sorriso. Consumo immodiche quantità di mousse di soia, crema che è gola e lussuria. Ancora e sempre assaggi e gelati senza glucosio e specialità degne di reparto per “messimalamente”. Il gusto “ace” alle vitamine, color arancio, è asprigno. Accanto al caffè, c’è la crema in recipienti ad insalatiera da cui attingo appena, mentre Santa Rita ci va forte, ché il suo culo enorme non la spaventa e la rende ancor più ridanciana. Il banchista sembra un po’ scemo, liquido di testa, un po’ tontolone, un piedipiatti giovane che sforna caffè su caffè e distribuisce arachidi e cipster  con sveltezza impressionante.

   Il senso di impunita soddisfazione si blocca quando un giorno mi dice che ho capito male e che l’unico gelato senza zucchero è l’aspro “ace”, che la mousse è piena di calorie, e che suo nonno…è stato da poco amputato! Mi rimprovera a voce alta, severo e alterato: “Ma che siete scemaaa!!!”. Dalla coltellata esce un sangue dolce che sa di mousse di soia. Posso tagliarmi le vene, le arterie sono troppo profonde.

  1. prosa fresca e ironica al punto giusto.
    con tanto di risvolto dolce-amaro in chiusa, laddove il senso di soddisfazione – per qualche lambicco chimico del mio cervello – si fa da “impunito” a “amputato”, mentre lo zainetto dei farmaci si compie nell’ombra fantasma e indolente del piede diabetico.
    con tanto di surreale/mesta coltellata a ciliegina sulla non-torta.
    molto bene.

  2. Lo stile di Danis è inequivocabile. Il finale più che dolceamaro è thrilling. Deliziosa l’associazione di idee fatta tra il sesso e il palato (orgasmica dolcezza per la mousse, mentre la crema è gola e lussuria al tempo stesso). Complimenti all’autrice, è chiaro che ha talento. Detto da un umile cronista che applaude calorosamente.

  3. Oddio, la storia del nonno amputato non l’ho mica capita:-)) La prosa però è frizzantissima e ironica, e Xdanisx paremi degna compare di quegli sciammannati di Cyb e Malos. Un terzetto da sballo:-))

    O.T. Via Appia dove?

  4. TRIANA: il nonno del giovane barista mi ha cazziato, ricordandomi che il nonno, per le note complicanze neurovascolari della patologia, era stato amputato.
    Il bar si trova in via Appia Nuova vicino all’Upim, accanto a “Tuttilibri” ora “Feltrinelli”. Grazie per l’accostamento con gli “sciammanati”

  5. Avevo avuto un sospetto di cancrena da diabete, ma non ne ero sicura… ma c’è sempre los tesso barista? Avevo intenzione di farci un salto la prossima volta che vado in circoscrizione, proprio lì di fronte: spero non mi terrorizzi, ma a me basta che abbia buoni i cornetti, essendo praticamente indenne dalla fascinazione di dolciumi diversi, almeno la mattina a colazione:-))

  6. Parafrasando il buon Orazio
    che sentenziava sugli insuccessi
    letterari di semplici bevitori d’acqua…
    “Nessun poema
    scritto da un bevitore di “ace”
    può conoscere un successo
    duraturo”…

    consolati dunque
    perchè il tuo è uno scrivere
    a lettere di sangue…
    “dolce che sa di mousse di soia”.
    Piena di calorie.

    bisousbourrelés!

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