Cosa si fa per una foglia nel cappuccino – di cybbolo

Sono poche le persone che possiedono un apprezzabile spirito d’osservazione e sono rarissime le persone che riescono a ricamare con entusiasmo su particolari insignificanti come un poetastro cicisbeo barocco, peraltro, spesso, esercizio piacevole.
Io sono oltre: ricamo e approfondisco, curioso come una serva al mercato rionale, e ho la necessità interiore di sapere il perché ed il percome su qualsiasi argomento, importante o marginale, anche se ridotto a semplice dettaglio. Sono curioso come un cercopiteco e ho le mie soddisfazioni nel conoscere retroscena che nessuno sa.
Oggi sono ecumenico e voglio farvi partecipe di una mia scoperta.
Conosco la vera storia di Toni, il barista del Bar dei Tarocchi.
Lo conoscono tutti il Toni, bruttarello e magro come un Bagatto, ma simpatico e professionale, con quel gilet azzurro cielo sempre stirato e inappuntabile.
Ha un sorriso per tutti, una battuta per la portinaia del condominio di fronte, sempre malandata di salute, per il ragioniere del negozio di autoricambi, per ogni cliente di prima o ultima categoria. Ed intanto che ride e scherza, lavora sodo con la leggerezza del Nureyev e danza dietro il bancone tra la Faema in acciaio, quella vecchia splendente con i pomelli in bachelite nera, e il grill con le piadine, e sembra quasi che diventi bello e fascinoso.
Il Toni è bravo in tutto, ma in una cosa eccelle sopra tutte: la foglia nel cappuccino.
Avete mai osservato come viene servito un cappuccino al bar?
Esiste il barista frettoloso che tira via e versa il latte con poca schiuma sul caffè senza curarsi molto dell’aspetto estetico.
Esiste il barista volenteroso, apprendista stregone di certi segreti, che versa il latte molto schiumato, leggero, e domanda anche se volete il cacao, ma ottiene risultati estetici di presentazione piuttosto scarsi: globi biancastri sbavati di caffè, montagnole di schiuma che sembra sapone con il cacao che sembra fuliggine.
Esiste poi il Toni. Con leggiadria e naturalezza, in sospensione con le due mani, una per la tazza e una per il bricco del latte, versa una schiuma impalpabile e candida muovendo velocemente il polso morbido e nel contempo nervoso e con l’altra mano ruota impercettibilmente la tazza. Si viene a formare dal nulla nella tazza una foglia bianca lanceolata venata da ramificazioni di caffè. Il Toni spolverizza di cacao, senza chiedere, e la foglia appare vera, viva, autunnale in un colore bronzeo, ed il vapore del caffè e del latte bollente sembrano una nebbia novembrina di un bosco con l’aroma del caffè che magicamente sa anche di castagne.
E’ un poeta il Toni: il re della foglia nel cappuccino.
L’ho smascherato ieri sera alla chiusura del Bar, dopo una chiacchierata corposa e innocente sulla bonazza del quarto piano che stende ad asciugare delle mutandine da infarto. Beveva grappa e parlava, il Toni, e rideva sempre più rubizzo e accalorato.
Ho atteso paziente come un ragno peloso.
Poi una domanda buttata là, con noncuranza, per il mio gusto di sapere: “Ma come fai, Toni, a fare le foglie nel cappuccino così bene? Hai studiato in qualche corso alberghiero?”
Mi ha dato una risposta, cincischiata nella verità di qualche bicchierino di troppo, che mi ha un poco tramortito, lasciato perplesso.
“Ma no, vedi: io voglio il massimo per quello che so fare e mi sono sempre applicato per questo. E’ così che mi sono conquistato una fama di barista professionista di prima categoria. Si è presentato da me quattro anni fa un signore in antracite a tre bottoni, distinto, affabile, con una ventiquattrore di pelle nera, sembrava un assicuratore, e abbiamo combinato un affaruccio tra noi: foglie nel cappuccino per un’anima. Ci siamo intesi subito e abbiamo avuto delle valutazioni estremamente complementari: quando dovrà essere, io smetterò di fare le foglie nei cappuccini e verrò ricordato come il migliore barista del quartiere e il signore in antracite avrà la mia anima.”
Parlava e sorrideva beota, o forse più lucido di quanto possa esserlo io, senza grappa e con l’angoscia che mi fa da fodera alla pelle per il mio soprabito metafisico: lui niente, smargiasso quasi in una naturalezza da brividi. A botta calda ho pensato che il Toni si fosse bevuto il cervello: certi personaggi di ieri e di oggi, di letteratura e reali, hanno venduto per molto meglio la loro anima, per la fama, le donne, le ricchezze, il potere, ed il Toni, invece, faceva i saldi colle foglie nei cappuccini…
Poi l’ho guardato: occhi determinati in una sua relativa ambizione, tono di voce freddo e indifferente per il futuro, nella gratificazione massima di un posto nella memoria di qualche cliente, ed allora ho ripensato e ho rigirato il discorso da ogni parte come un maglione di primetta nel bancone delle offerte speciali.
Sono arrivato alla conclusione  che forse il Toni mi abbia preso alquanto per i fondelli, ma a volte non ne sono così sicuro, soggiogato dal ricordo di quel luccichio degli occhi da matto, e quindi continuerò ad indagare, da serva curiosa e impicciona quale sono.
Se fosse vero quanto mi ha detto, presto ci sarà da pagare, oltre all’anima, anche una grande fregatura: perché io ho notato che i clienti del Bar dei Tarocchi stanno cominciando a prendere meno cappuccini e più caffè ristretto…

  1. ah, ragazzaccia che beve solo caffè, come me…;-))
    La foglia nel cappuccino è impresa di provetti barman che giocano con la schiuma del bricco del latte sopra il caffè mentre ti preparano un cappuccino…

  2. questo non ricordavolo.
    o forse solo un contorno fumoso (ché, in verità, è un pelo sotto il tuo standard).
    ottima la caratterizzazione, particolare l’immagine quasi-mitologica della foglia, ma la trama “zio-tibia” non so.
    bene.

  3. Ah, mi vieni a parlare di cappuccino! Parli di formaggio a casa del topo o di ghiande a casa di Cip e Ciop, ma anche di corda a casa dell’impiccato ben sapendo che l’anima per un cappuccino buono buono e un po’ speciale me la venderei anch’io!!.-))

  4. Per avere un cuore sul cappuccino è sufficiente una notte d’amore o solo un sorriso, a seconda di fascino ed età. Carino il gioco sublime di Toni che ha trovato il coperchio per il Maligno… e vada per un caffè.
    danis

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