Sconcerti d’amore – di Maiko

Entro al bar e lo sai
Son risvegli dei sensi
A quell’ora al mattino
Che fa pigre le gambe
Indolenze svogliate
Con le gambe incrociate
E la scarpa che pende
Davanti ho le tazze sbriccate
Entro al bar e lo sai
Sono tutta un bagliore
Il mio corpo si tiene idealmente
A maniglie d’amore
Il paletot rigirato
Nero e grigio sul collo
La mia gonna di pelle
Il collare che stringe
Mi ci mandi da sola
A sentire il timore
Se mi piego si sfiora
Il mancato pudore
Che mi imponi alle sette
Proprio quando mi vesto
Di scoprire al di sotto i miei fianchi
E portarli sprotetti nel mondo

Entro al bar e lo sai
Che ne fumo una sola per volta
Mentre scrivo di getto
Sul quaderno le note incrociate di notte
Ho quel bianco sul viso
Che rammenta alla mente che ho storia
Che trastulla quel rosso
Che m’infuoca se smuovo il rimosso

Entro al bar e lo sai
Che ti aspetto
Siamo fuoco di legna acceso dall’alba
Operosi contenti eccessivi violenti
Siamo il sogno maldestro dei destini interrotti
Brucia in borsa l’inganno che incombe
Sulla testa agitata dei nostri rimorsi

Entro al bar e lo so
Che s’infilano rette
Le mie attese di sguardo
Le tue onde distratte
Sei una donna sei un uomo
Sei un pezzetto di strada
Tieni aperta la porta
Il mio passo divaga
Bevo annuso e respiro
Con lo zucchero in bocca
Mi rivelo che oggi
Siamo il Bar che ci indaga

Bar dell’Angolo acuto
E Caffè del Tepore
Operoso sfrontato irruente
Condannato al brusio delle ore
Se ci torno ubriaca
La sera in ritardo
Mi diventa in sconcerto
Il bar che traghetta
Con le calze smagliate
E il rossetto sfumato
Nei bicchieri agitati e scomposti
Tremolii inconfessati
E sconcerti d’amore

  1. il flusso dei versi è scostante tra sporadiche baciate e vari inceppi ritmici che forse disturbano un po’ la lettura (es: scarpa che pende/davanti ho; che stringe/mi ci mandi da sola; e lo sai/ che ne fumo una sola; zucchero in bocca/mi rivelo che oggi).
    il senso circolare (da mane a sera) come pure l’anafora (che di solito non amo) mi sembrano perfettamente compiuti nel dettare il passaggio dal “lo sai” al “lo so”.
    alcune immagini di questo cut-up *nervoso/acuto* lasciano il segno (es: “scoprire al di sotto i miei fianchi / e portarli sprotetti nel mondo”), altre suonano s’bandate liriche (sarà lo s’concerto?).
    🙂
    nel complesso bene.

  2. percepisco il bar come una savana, un terreno dove s’aggira inquieto l’animale.
    mi è venuto in mente che questa tua opera potrebbe essere il prodromo d’una scenda di bar di Bertolucci in Ultimo tango a Parigi.
    e sento soffiare un respiro vigile prima d’un assalto…

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