Padrone e sotto – di Manginobrioches

Gli uomini stavano al bar, sulla curva, poco prima della punta del muro.
Bevevano vino acido in bicchieri di vetro grosso, o birre italiane dalla bottiglia marrone. Discutevano di politica e di concimi, alzando la voce che li sentivano dalla canonica di fronte. Qualche volta veniva pure il prete, e gli davano un caffè maligno nella tazza di ceramica rotonda, tenuta calda sopra la macchina, la vecchia Faema che faceva un vapore di locomotive.
Giocavano, anche. A tressette, oppure a briscola coi segni. O a padrone e sotto.
Quella notte era cominciata così.
Uno di Mannoli aveva fatto primiera, ed era diventato padrone: gl’avevano portato tutta la damigiana – era vino nuovo, un poco d’uva fragola un poco di filo di ferro – e lui aveva bevuto tenendola per i manici. Poi li aveva guardati uno per uno, e aveva deciso: tu tanto, tu poco, tu nenti. Il sotto era un malospirito del paese di bascio, che c’aveva preso gusto: tu nenti, tu nenti. Perché il padrone comanda, ma è il sotto che decide. E questo lo sanno tutti. Nel bar, nel paese, nella vallata del Gallico, su fino alle montagne e giù fino alla città apparecchiata sulla costa, dove i sotto portano anelli nel mignolo e comandano di nascosto su tutte cose, e i padroni non contano. Tant’è vero che ci sono un sacco di padroni, ma pochissimi sotto.
Insomma, quella notte all’urmu avevano lasciato giusto il nipote di Tinchitè, che manco l’aveva toccata, la paglia della damigiana.
Che il padrone a un certo punto aveva detto: va, lasciamolo bere. E il sotto niente, aveva alzato il mento, e fatto “nzu” con la lingua.
Così, il nipote di Tinchitè era andato a casa, aveva preso il fucile caricato a lupara e li aveva sparati a tutti, per giustizia.
Nelle foto sul giornale si vedeva la tenda di plastica del bar e una macchia di sangue nero che arrivava sulla strada. Se si guarda bene, c’è
ancora.

  1. prosa involuta perfettamente calzante al contesto dell’io narrante.
    ben descritto l’universo straniato, gravido di riferimenti paesani, che culmina nella macchia di sangue nero inchiostro (destrino scritto per rendere giustizia al racconto breve).
    bene.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...