L’appuntamento – di 8e49

Venerdì, ore otto del mattino. A. esce di casa, lo attende un importante appuntamento di lavoro. Va a prendere la macchina, appena un paio di isolati verso nord, e come succede assai spesso incontra B.
Come succede assai spesso, anzi a dire il vero sempre, si limita a un cenno di saluto.
Ma stamattina B. è di cattivo umore e a quel cenno di saluto non risponde, sarà il freddo. Contrariamente alle sue abitudini, B. si ferma a far colazione al bar all’angolo della strada. E si stupisce del fatto che, nonostante siano passati ormai tre anni da quando ha cambiato casa, in quel bar non aveva mai messo piede.
Al bancone, C. sta bevendo un caffé, ripensando alla sera precedente. Che non è stata piacevole, si direbbe, se solo ci si soffermasse a osservare il suo sguardo.
Il proprietario del bar, D., sta chiacchierando con la cassiera, che ha ben chiare le intenzioni del suo principale. Il suo fidanzato vorrebbe farle cambiare lavoro, come se fosse facile.
Venerdì, ore otto e dieci del mattino. Un uomo, non sappiamo il suo nome, entra nel bar all’angolo della strada, impugna una pistola giocattolo. Nessuno, a quanto pare, se ne accorge. Del fatto che sia una pistola giocattolo, perché invece, del fatto che un uomo è entrato impugnando una pistola, se ne sono accorti almeno il proprietario del bar e la cassiera.
Osservando attentamente la scena, si vede chiaramente il proprietario del bar spostarsi, aprire un cassetto, cercare la sua, di pistola. Che non è un giocattolo.
Venerdì, ore otto e undici del mattino. Uno sparo. Che non colpisce, come si potrebbe supporre, l’uomo il cui nome non conosciamo, ma che uccide all’istante C., il quale nel frattempo aveva finito il caffé, ma non aveva ancora smesso di pensare alla sera precedente.
L’uomo che era entrato nel bar impugnando una pistola è spaventato, ma in grado di voltarsi e di scappare.
Venerdì, ore otto e dodici del mattino. A. ha ormai preso la macchina, ha mentalmente maledetto i sensi unici appena decisi dalla nuova amministrazione comunale, in questo momento sta distrattamente controllando l’orologio.
Non si accorge, o lo fa troppo tardi, di un uomo di cui non conosciamo il nome che si allontana di corsa dal bar all’angolo della strada.
Un attimo dopo averlo investito, A. sta già pensando a come arrivare in tempo al suo appuntamento.

  1. L’anonimato dei personaggi contrassegnati da lettere acuisce il senso cinicocattivo di certa umanità e un bar, che per me è rifugio, non basta a riparare da indifferenze.
    questo è un caffè amaro amaro…

  2. incroci di lettere vive.
    prosa scarna, trama essenziale, caratterizzazione dei personaggi appena accennata (il che, come succede assai spesso, non è né bene né male: tutto dipende dall’amplesso di testo e contesto).
    quindi direi bene.

    ps: chi è “E” che si stupisce?
    :)))

  3. Me lo ricordavo. Mi piacque. Capita molto spesso con la prosa essenziale di 8e49. Sono andato a rileggermi il mio commento di allora:

    pensavo all’uomo con la pistola giocattolo, chissà poi perché (e mi ricordavo di quel calciatore biondo morto in oreficeria),
    pensavo a D e alle sue intenzioni, magari le avrà già belle e realizzate, e chissà, la cassiera…,
    pensavo a C, a come ha finito la giornata appena cominciata,
    pensavo a B, al suo malumore ad alla sua fortuna (in fondo avrebbe potuto colpire lui, quella pallottola),
    pensavo ad A ed al suo appuntamento e mi chiedevo se fosse davvero così importante,
    pensavo a Alejandro González Iñárritu e immaginavo che avrebbe potuto ricavarne un corto

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