La storia siamo noi – di Tamas

Sarà stata la noia, sarà stato il disagio che il Paese vive in questo momento, sarà stato invece un sincero interesse per le discipline storiche, fatto sta che ieri sera al baretto c’è stata la Guerra dei sette anni. Mario, che ha delle mani come badili e non ha paura di nulla e di nessuno, ha insistito per fare la Prussia, anche se non si era neanche lavato bene dopo esser stato a lavorare sugli ascensori; quel meridionale che non si capisce bene quando parla, quello molto intrallazzato che forse lavora per la Telecom, quello era l’Austria; Pietro e Marta erano la Russia e Giorgio la Francia; questo per ciò che riguarda i principali attori del concerto europeo. Il barista, che all’inizio era un po’ dubbioso quanto alla validità e all’opportunità della ricostruzione storica, dopo un po’ si è convinto, ha azzardato un parallelo tra la propria funzione mercantile e il controllo delle rotte marittime verso la metà del Settecento e ha chiesto di fare la Gran Bretagna (compreso il Regno d’Irlanda). Infine, a testimoniare la dimensione globale del conflitto, si è deciso di coinvolgere Amadou, il ghanese che abita vicino alla stazione, al quale peraltro era rimasto solo il Portogallo. Per cui si è seduto buonino buonino ad un tavolo un po’ discosto, pronto ad approfittare delle sconfitte coloniali degli Stati Borbonici.
In quel momento è entrato un tizio che voleva soltanto un caffè; del tutto arbitrariamente, gli è stato assegnato l’ingrato ruolo della Sassonia ed è stato conseguentemente atterrato a ginocchiate e ricoperto di coppini. Questo ha causato l’intervento di due vigili urbani che si trovavano a passare lì davanti, i quali sulle prime l’hanno fatta più grossa di quel che era, finché non sono stati condotti a più miti consigli dalla vista della Prussia e della sua potenza militare, incarnata dalle grosse braccia di Mario, nonché dall’intervento diplomatico dell’Inghilterra che ha offerto un giro. Intanto la Sassonia si era risollevata, benché provata dal conflitto; dopo aver reclamato inutilmente una riparazione dei danni subiti, che sarebbe stata francamente antistorica, il tizio si è rassettato gli abiti e se n’è andato insieme ai vigili urbani, i quali si sono anche dimenticati di chiedere al Portogallo se fosse in possesso di regolare permesso di soggiorno.
Il trambusto inatteso ha causato una sospensione delle attività belliche, quantunque non formalizzata da un armistizio. Più avanti nella serata, gli stati europei erano tutti al bancone con un calice in mano: pare che si sia laureata la figlia maggiore del Regno di Hannover.

  1. decisamente originale l’approccio alle grandi/piccole conflittualità del bar.
    l’ironia sostiene una prosa vivace.
    stupore nella comunità letteraria per il rinvenimento tra le righe di ben 5 “punto e virgola” in buono stato di conservazione: era dato per scontato che tale segno d’interpunzione si fosse ormai estinto oltre trent’anni fa.
    🙂
    bene.

  2. il ghanese si chiama Portogallo, Irene, al secolo Amadou…;-))
    Il sassone che riceve sassate non è detto che sia meridionale, o almeno credo…
    Chiediamo a Tamas il permesso di chiamarlo, nonostante tutto, Ciro?…;-D

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