La ragazza dietro al banco – di ziacassie

… Metto la freccia a destra, rallento, la marcia gratta, (cazzo, è tanto che non guido, mi sa che devo fare un po’ di pratica),  fermo l’auto per fare rifornimento. L’omarino mi dice “La lasci pure qui, vede che fila che c’è’? Si vada a fare un caffè, ci penso io”. Scendo, gli lascio le chiavi e mi avvio verso il bar. Non e’ di quelli moderni. E’ uno di quelli in legno, da fuori pare un saloon. Sì, sarà pure fuori moda, ma è così bello, caldo, accogliente. Spingo la porta e dentro è proprio come me lo sono immaginato: la macchina del caffè è vecchia, ma lucente; i panini esposti non sono il solito camogli con il prosciutto morto ma delle belle rosette all’acqua con la mortadella, prosciutto, salame che esce dai lati; sui bicchieri riflette la luce che arriva da fuori, e stanno in bella mostra tutte le spume del mondo: bitter, ginger, chinotto, aranciata, sanguinella. … Io non sto nella pelle… Le voglio ordinare tutte. E hanno pure la gazzosa con la biglia… Non l’avevo mai vista, ne avevo solo sentito parlare. La ragazza dietro il banco, con un sorriso, mi fa cenno di sedermi ad un tavolo. Mentre mi allontano per andare a sedermi, do un’occhiata dietro di me: davanti alla ragazza, su uno sgabello, sta seduto un ragazzo con una tuta da meccanico – l’unica persona in tutto il locale. Ha l’aria stanca, ma la guarda rapito. Gli occhi gli ridono. Si capisce lontano un miglio che è innamorato cotto. Cotto come il prosciutto. Penso tra me, adesso questa non arriva più, e invece non faccio tempo a sedermi che già mi è accanto e dice “Comandi?”. Mi sento una merda. Sono confusa. Mi spiace: li ho interrotti. Si vede che stanno sognando, e costruendo. Le sorrido, mi alzo: “Che sbadata… Non ho guardato l’ora, sono in ritardo. Mi dia una spuma, alla sanguinella… Vengo al banco”. Mi sorride pure lei. Ha capito. Bevo in fretta, pago, esco.
Non si deve MAI portare via tempo ai sogni.

  1. bello: ha il passo vagamente onirico del gioco narrativo a “sogno dentro sogno”. chi sogna chi? chi sogna cosa costruisce?
    la concretezza della marcia che gratta (nonché dell’omarino) versus lo scenario surreale del bar ideale (con tanto di gazzosa a biglia); la fila interminabile all’esterno versus il locale vuoto (soltanto 2 persone…); il tempo che collassa (non arriva/già accanto/l’ora in ritardo).
    magari ha ragione p. dick.
    la prosa invece ha forse qualche passaggio un po’ farraginoso (es: “gli occhi gli ridono”).
    nel complesso molto bene.

  2. peccato. si vede che proprio non so esprimermi, perche’ non c’e’ nessun sogno dentro al sogno.
    l’unico sogno citato e’ quello d’amore dei due ragazzi.
    per il resto non e’ farraginoso e’ zoppicante, ma in genere scrivo come parlo:in svizzero.

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